Finalmente oggi, dopo tre anni e mezzo di New York, mi sono decisa ad iscrivermi all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero).

Fosse stato per me probabilmente non lo avrei mai fatto, se non per avere il diritto al voto (e in questo momento più che mai sento il bisogno di far sentire anche la mia voce), ma Luca che è più serio, preciso ed organizzato di me, mi ha convinta 😉

Cosa cambia nella nostra vita?
Da ora in poi i nostri diritti politici saranno garantiti (ie: potremo votare da qui), e potremo anche rinnovare il passaporto qui, ma per le nostre vacanze in Italia non saremo più coperti dal servizio di sanità nazionale. Mi sembra giusto in realtà. Niente più  medico della mutua, ma come sapete, si può sempre usufruire del pronto soccorso, che non chiude le porte a nessuno 😉

In teoria ci saremmo dovuti iscrivere già da molto…. oops!
Se infatti si trascorrono più di 12 mesi all’estero, è necessario comunicare il cambio di residenza (non si può chiedere invece se si ha un visto turistico, ovviamente).

La cosa assurda che ho scoperto stamattina, è che sono tantissimi gli “stranieri” iscritti all’AIRE (italiani di quarta generazione o coniugi di italiani che hanno richiesto la cittadinanza attraverso il matrimonio), e che godono quindi del diritto di voto mentre noi (e ora parlo di me) che tentenniamo, dobbiamo poi tornare in Italia se vogliamo esercitare il nostro diritto… perché mai ho aspettato così a lungo???

Iscriversi all’AIRE è facile: basta andare al consolato  con una copia del passaporto, del visto (o della Green Card o del passaporto americano se si ha la doppia cittadinanza), una prova di residenza (la patente ad esempio o una bolletta) e il certificato di matrimonioi se siete sposati (sul sito non è scritto ma stamattina mi è stato richiesto…!). In sede poi si deve compilare il modulo che è possibile anche scaricare dal sito online e “si è sistemati”.

Da quello che ho capito, è possibile anche inviare tutti i documenti per posta o cambiare la residenza in Italia prima di partire.

Trattandosi in sostanza di una sede estera dell’anagrafe, è poi importante comunicare (come avviene in Italia) i futuri cambi di indirizzo, la variazione di stato civile e la nascita o l’adozione di figli, il cambiamento di titolo professionale etc…

Nel momento poi in cui si decide di rientrare in Italia (se succede, ehehheeh :-D) bisogna tornare in consolato.

Insomma, da oggi la mia vita newyorkese ha assunto una nuova prospettiva, “I guess” (credo). E ne approfitto per invitare tutti i miei amici italiani che vivono qui (e non si sono ancora iscritti) a fare la stessa cosa. Yay!!! 😉

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