A Manhattan parecchi ristoranti hanno il magazzino nel basement (scantinato) al quale vi si può accedere solo dalla strada. Le botole quadrate di metallo in mezzo al marciapiede che si vedono un po’ ovunque sono l’unica via di accesso (e quindi di uscita) dal magazzino.

Ogni volta che dalla cucina serve qualcosa o nel caso si debba mettere la spazzatura in strada perché poi passerà il netturbino a prenderla, qualche lavorante dovrà uscire in strada, aprire la botola e scendere dalle scale…

FATE ATTENZIONE ALLE BOTOLE APERTE!!!!

Per legge, dovrebbe sempre essere segnalata una porta aperta che da sul basement, ma certe volte (se ad esempio si pensa di fare in fretta), sbagliando non viene fatto e se non si guarda a terra o si è distratti, ci si potrebbe fare male inciampandoci o finendoci dentro.

Qui a New York tutti oggi facevano gli scongiuri; venerdì 13 non promette nulla di buono; io ero tranquilla…. Beh, nella botola ci sono inciampata io,  circa un’oretta e mezzo fa.

Nel mio caso la situazione si è rivelata quasi comica e surreale (infatti mi ritrovo ora a letto a parlarvene), ma perché rischiare? 😉

Stavo camminando per Chinatown con Francesca e Fabrice (ripartono per l’Italia domenica e ci tenevo a salutarli) che erano in compagnia di altri loro amici, due in visita da Torino e due di Brooklyn. Tutto ad un tratto mi sono ritrovata a “rimbalzare” prima con un ginocchio e poi col petto su una delle due porte della botola di ferro di cui sopra 8)

Ci siamo tutti spaventati tantissimo, compreso il ragazzo messicano che aveva aperto la porta proprio in quell’istante per portare fuori la pattumiera. Il contraccolpo al petto è quello che mi preoccupava di più, ma mentre a poco a poco spariva il dolore si iniziava a vedere qualche goccia rossa trasparire dai pantaloni (bianchi…!) all’altezza del ginocchio battuto.

Potevo muovere la gamba senza problemi e a parte qualche livido ero a posto ma, per usare le parole di Francesca: avevo un bel “sorriso” sul ginocchio (il taglietto sembra proprio sorridente infatti!).

La scena ha del grottesco, non posso non raccontarvela 😀

Tutti gli amici mi stanno vicino e non sanno che fare per aiutarmi. Io mi ritrovo a terra, faccia a faccia col messicano che stava uscendo dalla cantina (e che quindi si trova “più sotto che sopra”) che mi guarda con gli occhi di fuori. Gli chiedo: «Avresti del ghiaccio per favore?». E lui subito corre di sotto a prenderlo.

Nel frattempo esce la padrona del ristorante, una donna cinese di mezza età che cerca di capire il successo (tutti i suoi clienti in vetrina hanno assistito al piccolo incidente in diretta).

Appena il messicano tira fuori la testa dalla botola lei gli urla contro, poi entra nel locale ed esce con una sedia (fino a quel punto ero sempre in terra). Mi siedo con l’aiuto di tutti, tenendo ghiaccio e asciugamanino sulla ferita. Il ragazzo americano amico di Francesca (con tutta quella confusione non me ne ricordo il nome) mi dice che secondo lui ho bisogno di punti, ma immediatamente la signora cinese urla «No, no, no, tutto a posto, tutto bene», senza dare tempo a me di dire quel che penso io.

Non sopporto la vista del sangue ma ancor meno mi piace andare in ospedale, e poi non sta sanguinando così tanto, così sono d’accordo con lei.

Dal ristorante esce un altro signore cinese, con una polverina (don’t ask, don’t tell – non si chiede, non si dice) con cui inizia a coprire la ferita e poi mi mette un paio di cerotti grandi in verticale.

La donna ci chiede se avevamo già finito di mangiare o stavamo entrando. I ragazzi in realtà  stavano per entrare mentre io stavo tornando a casa così lei li invita a sedersi all’interno mentre lei si sarebbe occupata di me.

Di fronte al rifiuto di entrare finché io non fossi stata sul taxi, la donna ha continuato ad urlare per un po’ cercando di liberare la strada dalla loro presenza, poi si è arresa e mi ha proposto di chiamare lei un taxi, anzi un car service (servizio-taxi), che avrebbe pagato lei.

Abbiamo riso tutti quando abbiamo visto la macchina arrivare… e di nuovo il commento di Francesca è stato: «Ha fatto finta di chiamare il taxi ma in realtà ha chiamato il cognato!». Ahahahhaha!!! Il poveretto lavorava davvero per un car service (cinese!) e si è pure perso per riportarmi a casa, ma tutto è andato liscio e sono qui a scrivere e a ridere da sola (Luca è al lavoro).

Io per prima sono sempre distratta, ma questo vuole essere un invito a tutti (ed un reminder per me!) a non stare troppo con la testa per aria e di guardare invece dove mettere i piedi… soprattutto a Chinatown 😛

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