Ho conosciuto Maurizio Fiorino (sono certa sentirete parlare di lui sempre più spesso!) a NYC tramite Francesca Magnani, carissima amica comune.
Pensavo di raccontarvi di lui ma dopo aver letto la presentazione sul suo sito ho scelto di lasciar scoprire a voi la sua bellezza tra le sue parole.
Per lo stesso motivo gli ho chiesto di parlarci di Amodio, il suo novo libro appena uscito in libreria e già divorato e amato da tutti.

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Eccovi Maurizio:

“Nonostante Amodio non sia ambientato a New York ma nel profondo Sud Italia – per l’esattezza a Crotone, la mia hometown – la Grande Mela ha avuto un ruolo fondamentale per la sua nascita. È stato concepito proprio a NYC, dove ho trascorso quasi sei anni della mia vita e dove tento di vivere almeno due mesi l’anno. Questa non vuole essere una guida ne tantomeno una lista di posti imperdibili. Molti sono, anzi, posti brutti.

Vuole soltanto essere un vademecum dei posti in cui Amodio è stato.

Perché, nonostante l’abbia scritto sul pavimento della mia camera in Calabria, il caso ha voluto che i momenti fondamentali del libro siano avvenuti proprio a New York. Non ci credete? Eccovene la prova.

~ 51, Market St.

Il mio primo indirizzo newyorchese, in piena Chinatown.
Appena sono arrivato dall’aeroporto a casa (trovata all’ultimo minuto dall’Italia sul celebre craigslist) ho trovato un cartello sul portone che spiegava come entrare: “Il citofono è rotto, urla il mio nome così ti vengo ad aprire”. Firmato: K. Ho cominciato a urlare “K” – ovviamente cappa! Cappa! – osservando terrorizzato i tre piani del building e dopo una buona mezzoretta ecco spuntare da una minuscola finestrella del piano interrato la mia nuova roomate, una certa Kristin. Si è da subito definita the gipsy of Chinatown nonostante venisse dal New Jersey. Bionda, bassina, voce da maschio e perennemente ubriaca. Ho resistito tre mesi in quella casa sottoterra, con gli scarafaggi e finestre da cui passava gelo e pioggia, ma è lì che mi sono fatto le ossa e ho vissuto New York con gli occhi di un bambino appena nato, a city where dreams come true. Come Armando quando vede Amodio e rimane accecato dalla sua bellezza.

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~ Bed-Stuy a Brooklyn

A Bedford–Stuyvesant, a Brooklyn, ho poi vissuto per quasi un anno, precisamente nell’estremo nord-est del quartiere. Ed è lì, nelle gang dei giovani neri, che ho un po’ ritrovato i modi criminali della mia amata Crotone. Oggi alcune aree di Bed-Stuy sono diventate cool anche per via del caro prezzi che obbliga i giovani ad occupare nuove parti di Brooklyn, ma rimane come uno dei quartieri più pericolosi di New York, forse anche più dell’estremo Bronx. Ricordo che facevo il tragitto da casa alla metropolitana a passo sveltissimo, passando da un lato del marciapiede a un altro per evitare qualche rissa o, peggio ancora, qualche colpo di pistola. Nonostante abbia lasciato Bed-Stuy con un sospiro di sollievo, ci sono affezionato. Sicuramente in quel quartiere ho cominciato a deporre i semi di Amodio.

~ Luxor Tavella e Paracelso414 W Broadway

Quando l’ho intervistata mi ha detto: “Se camminassi così conciata a Milano fermerei il traffico”. È vero.
A lei sono così affezionato da considerarla la mia mamma newyorchese, e il suo fantastico negozio “Paracelso” è stato per me un punto di riferimento soprattutto i primi anni. C’è da dire che non lo è stato solo per me. Andy Warhol passava a lasciarle pile di Interview, Jean-Michel Basquait e Madonna andavano a comprare abiti stravaganti, Jimy Hendrix indossava le camicie di Luxor e via dicendo, da Ferrè a Gianni Versace chiunque è passato da Luxor. La boutique è rimasta com’era negli anni Settanta, quando fu la prima ad aprire nell’allora pericolosissimo quartiere che oggi è SoHo.

È lei che mi ha fatto capire che gli stravaganti, spesso, sono i veri precursori di una nuova era.

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~ Ponte di Brooklyn

È un cliché, ma la passeggiata sul ponte di Brooklyn, soprattutto di sera e magari in estate o primavera, è una tappa obbligatoria per chi vuole respirare bellezza. È maestoso, nonché il mio ponte preferito in assoluto. Non sono necessarie molte parole per descriverlo. Amodio è un inno alla libertà e alla bellezza. Una volta passeggiando sul ponte ho pensato: semmai dovessi realizzare in vita mia un libro, una foto, un qualcosa che si avvicini anche lontanamente alla bellezza del ponte di Brooklyn, allora sarò davvero felice.

In una di quelle passeggiate sospese tra Brooklyn e Manhattan ho pensato: scriverò un romanzo prima o poi.

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~ Ana Sussman

Capitai a una sua lezione di yoga per sbaglio e quando la vidi mi dissi: e questa insegna yoga? Ana è come la descrivo nel romanzo. Un piccolo folletto coi capelli rossi e gli occhi spiritati e curiosi. Indossa sempre, o quasi, calzini e camicie e gonne piene di merletti. Ma la cosa più divertente è il suo accento: Ana è nata in Romania, cresciuta in Israele e vive da anni a New York.

“Nell’East Village”, ci tiene a precisare.

Insegna yoga nelle palestre Equinox (le sue classi sono le più frequentate) ma anche privatamente. È simpaticissima e si autodefinisce vegetariana. “Mangio solo pesce e pollo. Il pesce perché mi da l’energia del mare, il pollo perché hai visto come sono piccola? Ho bisogno di proteine, devo crescere!”. È lei, Ana, la stessa di cui parlo in Amodio. Quando le ho riferito questo “segreto” lei è saltata dalla sedia. “Quindi divento famosa in Italia?”

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~ Metropolitan Museum

Se dovessi descrivere il momento in cui Amodio è stato concepito allora parlerei di un pomeriggio trascorso al Metropolitan Museum con la nostra amica Francesca. Eravamo andati per vedere una mostra fotografica, e prima siamo passati dalle statue greche a piano terra. Non so bene cosa accadde, ma credo di poter dire che fu una sensazione simile all’amore. Ci ero già stato al Metropolitan, ma quel pomeriggio vidi le statue per la prima volta negli occhi. In loro riuscii a vedere i miei antenati, a sentire il loro rumore, i secoli di storia che attraversavano quelle sculture meravigliosamente poetiche. Molti mi stanno scrivendo che la descrizione fisica di Amodio è uno dei pezzi meglio riusciti del mio romanzo, ebbene io quando l’ho scritta pensavo proprio alle statue del Metropolitan. Da quel pomeriggio in poi sono andato al museo tutti i giorni per settimane, finchè un giorno sono scoppiato a piangere senza motivo.

Ora posso dirlo ad alta voce: Amodio è lì, uno di loro.

~ Bookmarc by Marc Jacobs400 Bleecker St.

Ed eccoci arrivati al capitolo egomania. Il sogno di ogni scrittore è arrivare nella sua libreria preferita e la mia newyorchese è proprio la Bookmarc di Marc Jacobs. Nonostante sia molto piccola ha tutti i libri che fanno sognare qualsiasi artista che si rispetti. Prime edizioni dei libri di Nan Goldin, le poesie di Patti Smith, gigantografie con le opere di Jean-Michel Basquiat, vecchie Interview di Andy Warhol.

Se dovessi pensare ad Amodio in qualche libreria, mi piace pensarlo lì, nel cuore del West Village.

~ Meatpacking District

E infine il Meatpacking District. E cosa c’è di così bello nel quartiere che un tempo era la zona dei macellai e delle prostitute? Beh, è proprio davanti Pastis che ho corretto la versione definitiva di Amodio e ho mandato la fatidica e-mail al mio editor che diceva più o meno queste parole: “questa è la versione definitiva del libro. Può andare in stampa”. Non dimenticherò mai quel momento. Cominciò a piovere e mi rifugiai in un portone finchè non smise.

Poi ritornai a camminare, sentendomi libero e di nessuno, una sensazione che provo solo lì.

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Grazie New York.”

…ed io dico GRAZIE A TE MAURIZIO, SEI SPECIALE!!!

–> leggete il libro e lasciate i vostri commenti qui sotto, sono certa gli farà piacentissimo leggerli!!!

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