Il 12 ottobre sono stata da Eataly per la quinta edizione newyorkese di Identità Golose, organizzazione culinaria fondata nel 2004 da Paolo Marchi (nella foto qui sotto, alla presentazione dell’evento) che ha come missione quella di sottolineare il meglio della cucina contemporanea italiana, di mostrare l’eccellenza del patrimonio culinario regionale e di onorare i migliori chef italiani capaci di integrare tecniche moderne a quelle tradizionali.

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Ed è così che durante lo scorso weekend presso La Scuola di Eataly sono stati messi a confronto 7 famosi chef americani con 7 famosi chef italiani.

All’evento a cui ho partecipato io, dalle 16 alle 17 di domenica, si sono raccontati Daniel Burns, chef di Luksus (unico a Green Point, Brooklyn, a ricevere una stella Michelin), e Lorenzo Cogo, giovanissimo chef italiano che ha conquistato la sua stella Michelin a soli 25 anni con El Coq ristorante da lui aperto a Marano Vicentino.

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Il primo piatto è stato preparato da Lorenzo Cogo: una reinterpretazione del classico antipasto “prosciutto crudo e fichi” in cui il prosciutto è stato servito su di un letto di amaranto e yogurt e gelato alla foglia di fico… Impossibile descriverne la delicatezza e l’equilibrio; andrebbe assaggiato!

–> Ci è stata data anche la cartelletta con tutte le ricette… nel caso siate interessati posso condividerle con voi 😉

Molto interessante il suo elogio al gusto del’amaro, a detta sua figura centrale nella cultura italiana soprattutto dei liquori (ha citato il vermouth come esempio).

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Il giovane chef, che a soli 24 anni ha aperto il suo primo ristorante, dichiara di aver avuto un destino segnato dal cognome, Cogo, che in dialetto significa proprio cuoco. Figlio di proprietari di una trattoria, scopre ben presto di aver il desiderio di viaggiare alla ricerca di un modo per esprimere meglio sé stesso. Nella sua infanzia in trattoria gli sembrava di essere tenuto a dare ai clienti quello che si aspettavano di mangiare, dopo esser stato in Australia, in Giappone, nel Regno Unito e nei Paesi Bassi, Lorenzo Cogo è tornato in Italia pronto a proporre le sue ricette “innovative”.

È stato interessante e toccante sentire la sua esperienza: visto in un primo momento come “un pazzo” dai concittadini, dopo essere stato premiato dalla critica è stato definito un “genio“… sbaglio o succede sempre così?!

Mai lasciarsi condizionare dalla massa, credere con tutto il cuore alle proprie passioni alla fine premia sempre: bravo Lorenzo!!!

Seconda portata firmata Daniel Burns: cozze affumicate accompagnate da puree di crescione, cipolle rosse sottaceto e polvere di midollo servite in brodo di manzo.

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Per Burns cucinare significa riportare nei piatti i ricordi da bambino e grazie ai suoi racconti è stato facile chiudere gli occhi, assaggiare le cozze e ritrovarsi con lui nel freddo del Canada, suo paese d’origine.

Laureato in matematica ed in filosofia (!!!), dice di aver avuto la fortuna di imparare a cucinare dalla mamma, prima di approfondire la sua formazione da chef in Europa.

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Cosa curiosa: Luksus, ristorante di cui è chef a Brooklyn, ha conquistato una stella Michelin pur non avendo sul menù alcun tipo di vino… in compenso però ci sono birre artigianali provenienti da 150 diversi Paesi.

A chiusura dell’assaggio gastronomico sono stati presentati i ravioli al pollo di Lorenzo Cogo, serviti su una gelatina di brodo di pollo e decorati coi pistacchi: perfetta conclusione!

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Durante l’evento Dan, esperto dei vini, ha presentato e servito il Berlucchi Rosé, il bianco Grisara Ceraudo, il Berlucchi Brut Franciacorta e le birre Moretti Lager e La Rossa… c’erano anche l’acqua panna e la san pellegrino, che probabilmente agli occhi di un italiano possono sembrare scontati, eppure anche questo a NYC diventa un lusso 😉

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È stata molto carina Serena Palumbo, presentatrice dell’incontro, ed è stato un piacere per me poter salutare Amanda e Noemi con cui di solito collaboro in qualità di insegnante di italiano (sarebbe forse meglio dire “intrattenitrice”) alle serate regionali di Eataly 🙂

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…spero di non essermi dimenticata di nulla; d’altra parte ho cercato di prendere appunti sulla tovaglietta mentre facevo la degustazione (così da potervene raccontare tutti i particolari) ma il cibo era davvero troppo invitante così qualche volta mi sono “distratta” 😉

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