Domenica 5 gennaio 2014, New York City: qui la maggior parte della popolazione addirittura ignora l’esistenza della befana

Appena alzata, questa mattina, ho ripensato a quando da piccola la mia nonna ‘Tì (Attiglia) preparava coi testi una sorta di castagnaccio sottilissimo, riempito poi con la ricotta fresca e servito con un bicchierone di latte.

Cenavamo così io e mio fratello, Luciano, in attesa che la befana arrivasse. Entrambi esaltati ed impauriti allo stesso tempo. Ogni anno si presentava sempre più tardi da noi, perché l’usanza era quella che andasse in visita prima dai più piccini.

A Marina di Carrara, o almeno nella mia famiglia, è sempre stato uno dei momenti più importanti delle feste. Io ho creduto alla sua esistenza fino ai miei 15 anni… e probabilmente ci credo ancora 🙂

A quanto pare la cugina della mia nonna Bruna, Nora, vestita di stracci e accompagnata dall’aiutante, faceva (e continua a fare ancora oggi!!!) il giro di tutte case coi bimbi per guardarli in faccia prima di consegnare loro aglio e nero carbone, quello vero. I bimbi “buoni” non esistono.

Il momento più imbarazzante per me era quando, di fronte ai nonni e ai genitori, mi faceva la ramanzina per qualcosa che avevo fatto di nascosto e che NESSUNO avrebbe mai dovuto scoprire (come faceva a saperlo?!).

Intimidita, dovevo poi promettere di non litigare più con mio fratello, di smettere di rubare le caramelle al nonno seminando le carte ovunque e di non fare i capricci per cui ero “famosa”…

Ho sempre creduto che prima o poi sarebbe arrivato il momento per cui avrebbe smesso di riprendersi i “neri canelli” in cambio dei “bei doni” e ci avrebbe lasciati lì con quelle cipolle e quel carbone con cui ci minacciava ogni anno.

Anche senza chiudere gli occhi, posso sentire  il profumo della casetta dei nonni, l’odore della farina di castagne, il calore del focolare domestico, la bellezza delle tradizioni, il genuino ritrovarsi per ore alla stessa tavola per le feste… e una grande nostalgia mi stringe il cuore.

Ho appena finito di preparare il castagnaccio (*) e stasera lo farcirò di ricotta prima di offrirlo agli amici qui, perché le emozioni legate ai ricordi d’infanzia sono custoditi con cura dalle tradizioni con cui siamo cresciuti, il nostro tesoro, ovunque e per sempre.

BUONA BEFANA A TUTTI!!!!!!!

(*) Per chi mi ha chiesto la ricetta: ho imparato a farlo dalla nonna e dalla mamma; e poiché loro hanno sempre fatto ad occhio anche per me è la stessa cosa.

Il trucco sta solo e semplicemente nella farina di castagne, quella della mia zona (Marina di Carrara) è prelibata e dolce senza dover aggiungervi lo zucchero.
Alla farina ci aggiungo dell’acqua e un po’ di latte, pinoli, uvetta e un po’ d’olio.
Accendo il forno a 180°C e, dopo aver versato il contenuto, liquido ma non troppo, in una teglia precedentemente oliata vi aggiungo il rosmarino e lo faccio cuocere per un’oretta… speriamo sia buono anche stasera 😉

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