Oggi, giovedì 26 novembre 2009, è Thanksgiving, e dal momento che è il terzo anno che lo festeggiamo in America, inizio a comprenderne un pochino di più il sentimento di fondo che appartiene a questa giornata di festa, in cui tutti ne aprofittano per stare in famiglia e dimostrare riconocenza per quello che si ha.

In un primo momento a tavola, di fronte alle dichiarazioni di gratitudine da parte dei presenti, mi sento un po’ a disagio, mi sembra una cosa un po’ patetica, molto americana, ma alla fine dei discorsi mi ritrovo sempre con le lacrime di commozione che mi scendono sul viso e piena di gioia.

Quest’anno mi sono decisa ad informarmi un po’ di più sulle origini, per poterne apprezzare maggiormente il senso della festa.

Storia e Tradizione

Alcuni membri della chiesa separatista inglese, i puritani, per sfuggire alle persecuzini religiose in patria erano emigrati in Olanda, paese di cui ammiravano il liberalismo (principio distintivo già di allora) ma di cui non apprezzavano il modo di condurre la vita del duca.

Poiché erano alla ricerca di una migliore esistenza, i separatisti si accordarono con una società finanziaria di Londra affinché fosse finanziato loro il viaggio verso l’America a bordo della Mayflower e si imbarcarono insieme ad altre persone assunte dalla società (i due terzi dei passeggeri) affinché proteggessero gli interessi della compagnia.

I pellegrini arrivarono a Plymouth Rock l’11 dicembre 1620, e il loro primo inverno fu rigido e devastante: all’inizio del sucessivo autunno erano sopravissuti in 56 dei 102 arrivati.

Il raccolto del 1621 fu ricco e abbondante, così i coloni decisero di celebrare con una grande festa, invitando anche 91 indiani che li avevano aiutati durante l’inverno precedente, perché senza il loro aiuto non sarebbero stati mai in grado di sopravivere alla rigidità invernale.

La festa, che durò 3 giorni, richiamava quella tradizionale (religiosa) inglese per il raccolto, più che un ringraziamento per coloro che li avevano soccorsi.

Il governatore William Bradford offrì ai nativi anatre e oche selvagge.

Il termine “turkey”, tacchino, era usato dai pellegrini per indicare qualsiasi tipo di pollame ruspante, ma non si è certi se fosse davvero presente o no al banchetto di allora (simbolo invece della festa di oggi), mentre di sicuro c’era la carne di cervo.

Altro piatto fondamentale presente sulle tavole del Thanksgiving moderno, è la torta di zucca… ma è alquanto improbabile che ci fosse qualcosa di simile al tempo.

Era molto difficile infatti procurarsi farina, e di conseguenza non c’era traccia di pane o dolci, ma sembra che per l’occasione avessero mangiato la zucca bollita, accompagnata da un tipo di pane fritto ottenuto dal grano raccolto.

Non c’erano il sidro (succo ottenuto dalla mela molto popolare oggi), patate (che molti europei consideravano ancora velenose), latte o burro (dal momento che ancora non allevavano nessun tipo di bovino), ma erano presenti: pesce, bacche di ogni tipo, crescione (insalatina molto delicata), aragosta, frutta secca, vongole, cervo e prugne.

Oggi il pranzo tradizionale prevede: tacchino ripieno, salsa di mirtilli rossi, patate e pumpkin pie (torta di zucca).

Questo banchetto di ringraziamento, non fu ripetuto gli anni successivi e solo il 29 giugno del 1676 fu indetto dal governatore del consiglio di Charlestown (in Massachusetts) per eprimere gratitudine per la buona fortuna di cui aveva goduto la comunità…

Purtroppo questa volta gli indiani non erano presi in considerazione, anzi, la festa era anche per celebrare la vittoria dei coloni sui “nativi pagani” …… 🙁

Un centinaio di anni dopo, nell’ottobre del 1777, tutte 13 le colonie decisero di festeggiare il giorno del ringraziamento, e solo per quell’anno si decise di celebrare nello stesso giorno anche la patriottica vittoria sui britannici a Saratoga.

George Washington proclamò il Giorno Nazionale di Thanksgiving nel 1789, anche se alcuni erano contrari.

Le colonie avevano sentimenti contrastanti a proposito, e anche più tardi, il presidente Thomas Jefferson si oppose all’idea di avere un giorno di festa del ringraziamento.

Sarah Josepha Hale, redattrice di diversi giornali, per 40 anni scrisse a favore dell’istituzione di questa giornata di riconoscenza e ogni anno mandò lettere di richiesta ai governatori e ai presidenti del momento, e finalmente la sua ossessione divenne realtà quando nel 1863 il Presidente Lincoln proclamò l’ultimo giovedì di novembre Festa Nazionale del Ringraziamento.

Da allora ogni Presidente mantiene la tradizione: ogni anno infatti, il presidente è tenuto a proclamare questa data come giorno di vacanza ufficiale affinché venga festeggiato!

Nel 1939, novembre aveva cinque giovedì, così Franklin Roosevelt decise di anticipare la giornata di festa al quarto novembre anziché all’ultimo, ma l’anno successivo (1940), in cui novembre era nuovamente di quattro giovedì, decise comunque di anticipare la festa al terzo giovedì.

Infatti l’America in questi anni era in piena depressione, e il presidente sperava di poter creare una stagione di consumo più lunga (visto che tradizionalmente lo shopping natalizio ha inizio col venerdì successivo a Thanksgiving), per facilitare l’uscita dalla depressione favorendo i profitti dei commercianti, ma non riscontrò l’appoggio del popolo, e così un paio di anni dopo si tornò alla data originale.

Nel 1941, il Giorno del Ringraziamento fu sancito dal Congresso come giorno ufficiale di vacanza, nel quarto giovedì del mese di novembre.

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