Finalmente quest’anno sono riuscita anch’io a prendere parte all’ormai consueta No Pants Subway Ride, la corsa in metropolitana senza pantaloni 😎

Tra le sei location io ho finito per scegliere forse quella più lontana da casa mia; il motivo? Con Mario abbiamo deciso che Great Hill, all’altezza di 103rd street a Central Park sarebbe stata la meta più vicina alla palestra dalla quale partire coi kangoo. Oookay.

All’incontro c’era MOLTA più gente di quella che gli organizzatori si aspettassero, così siamo stati a nostra volta divisi prima in due grandi gruppi, che avrebbero preso la metropolitana B l’uno e la C l’altro (il mio) e poi di nuovo suddivisi in piccoli sottogruppi, uno (di circa 20 persone!!!) per ogni carrozza.

Il piano: alla prima fermata una sola persona si sarebbe dovuta togliere i pantaloni e rimanere in mutande fino alla successiva, scendere dal treno e aspettare (in mutande) di risalire sul treno successivo. Alla seconda fermata, altre due persone avrebbero fatto la medesima cosa, alla terza quattro, otto, sedici e poi tutti gli altri.

Il nostro tragitto prevedeva un trasferimento a Times Square dalla metro C alla N e da lì continuare lo stesso “gioco di sali e scendi” fino a Union square, dove ci saremmo finalmente ritrovati con tutti gli altri.

Purtroppo non ci sono mie foto/video della prima parte della corsa perché ci era stato raccomandato di far finta che tutto fosse normale e di non tirare fuori alcuna macchina fotografica finché non fossimo tutti in mutande e io ho seguito le regole.

Le reazioni più divertenti a cui ho assistito:

– una delle prime ragazze che è rimasta in mutande ha chiesto informazioni, con la cartina in mano, ad un uomo sul binario; il quale ha cercato di risponderle seriamente cercando di non far cadere lo sguardo verso il basso.

– una signora che ha assistito dal principio allo “spogliarello” continuava a chiedere cosa stesse succedendo e, alle varie risposte (“devo andare a fare il bucato in lavanderia”, “faceva caldo”, “ho tolto i pantaloni perché lo stanno facendo tutti”, ) alla fine si è arresa dicendo: “secondo me non è vero, ci deve essere qualcosa sotto!” …..

– una famiglia sale sulla nostra carrozza; a quel punto a bordo eravamo almeno una ventina in mutande e la bimba (di circa 6 anni) sorride incuriosita cercando spiegazione alla madre che, in difficoltà, non sa come risponderle e il padre urla: “È New York!!! Sono nato e cresciuto in questa città. Ne ho viste di cose folli sulla metro, anche più improbabili di questa. È normale!!! Siamo a New York” (qui la risata è scattata in automatico a tutti, vestiti e non)

– una ragazza salendo ci ha guardati intimorita ed è subito uscita dalla carrozza… per poi risalire di nuovo alla vista di altre persone in mutande sulla banchina. Quasi rassicurata questa volta e ci ha persino abbozzato un sorriso.

– un uomo sulla cinquantina mi ha chiesto per che cosa stavamo protestando (a quel punto eravamo già a Union Square) e alla nostra risposta “nessuna protesta” è andato via insistendo “è chiaro che si tratta di una protesta! Ma protesta contro cosa, qualcuno lo sa?!

PS. all’inizio avevo deciso di mostrare solo un bel paio di boxer da uomo (comprati all’ultimo minuto per “coprire” le mutande di pink che mi sembravano un po’ eccessive), ma una volta arrivati a Union Square ho deciso di osare anch’io… ahahahha, è stato a quel punto che siamo stati “immortalati” anche sul sul NY Magazine!!! Grazie Franci per avermelo segnalato 😉

 

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