Grandi amanti del musical, Luca ed io aspettavamo con trepidazione l’uscita al cinema di “Les Miserable” e ci bastava guardare a ripetizione il promo qui sopra con tanto di intervista per ritrovarci a piangere emozionati.

In Italia entrambi avevamo studiato e lavorato nel mondo del musical (uno dei motivi che ci ha portato a New York).

“Les Misérables” lo avevamo visto a Broadway nel gennaio del 2007 e, pur avendo passato più di due ore in piedi, eravamo usciti da teatro con gli occhi colmi di lacrime, emozionati nel profondo. A quel tempo lo spettacolo era tutto esaurito e gli unici biglietti disponibili erano quelli a $25, in piedi appunto, dietro agli schienali dell’ultima fila…

Ieri al cinema eravamo pronti a rivivere lo stesso travolgimento emotivo e devo dire che in realtà il teatro rimane comunque insuperabile.

Io mi sono ritrovata col viso rigato dalle lacrime comunque, mentre Luca (che di solito si emoziona quanto o più di me) non è stato ugualmente toccato: per lui la musica dal vivo a teatro tocca corde più nel profondo. Sono d’accordo.

Al di là della straordinaria bravura di tutti gli attori, la parte musicale non ha incontrato neppure le mie aspettative.

La potenza di questo film, rispetto alla versione cinematografica di altri musical precedenti, sta nella registrazione dal vivo anche della parte cantata, accompagnata live sul set dagli accordi del pianista di scena.

Invece che ritrovarsi in studio a registrare le voci per poi cantare in playback durante le riprese, questa volta gli attori hanno avuto l’enorme privilegio di entrare davvero nei panni dei personaggi e usare l’emozione scaturita dall’interpretazione attoriale e dal contatto con gli altri attori può dare.

Tutte le voci sono calde, vere, profondamente toccanti. Solo che non tutti sono bravi cantanti; parlo di Hugh Jackman (Valjean) e Russell Crowe (Javert). Straordinari dal punto di vista recitativo, non compensano però le lacune nel cantato a mio parere.

Il problema da una parte è stato anche il ruolo della musica in post produzione, che spesso ha finito per coprire le voci.

La storia, adattamento dell’omonimo romanzo di Victor Hugo, è intensa e strappalacrime, fa subito breccia nel cuore.

Anne Hathaway col ruolo di Fantine potrebbe essere candidata agli Oscar. Pur singhiozzando e piangendo per tutta l’esecuzione di “I Dreamed a Dream”, non perde mai la forza delle note della canzone. Vera, credibile e intensa: meravigliosamente brava.

L’attrice che ha colpito di più la mia attenzione comunque (anche più della Hathaway!) è stata Samantha Barks in Éponine. La sua voce calda, piena e profonda è lo strumento vocale perfetto per la sua interpretazione di attrice. Altro Oscar?!

Meno interessante per me è stata Cosette (Amanda Seyfried), troppo “mielosa” e “naïf”; la colpa però è anche di come è stata scritta originariamente la parte, personaggio non troppo di rilievo in realtà. Così come anche Marius (Eddie Redmayne), altro protagonista maschile, non mi abbia fatto impazzire.

…in definitiva però per me rimane lo stesso un capolavoro 🙂

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