Tutto è tornato alla normalità… O quasi.

In molte parti della costa, sia nel New Jersey che a New York, la gente è ancora in panne senz’acqua e senza corrente, magari in attesa di soccorso per poter evacuare dalla propria casa allagata… Chi la casa ce l’ha sempre. Non si riesce ancora a fare una stima reale dei danni alle cose materiali, ma sarà di sicuro un duro colpo per tutti.

Messi in ginocchio dall’uragano, ci si rimette subito sulle proprie gambe e si guarda avanti con la prontezza e la determinazione a superare tutto.

Si sente un profondo senso di gratitudine nei confronti di tutti quelli che in queste ore hanno prestato servizio e ogni volta che leggo o sento un “thank you” il mio cuore si emoziona.

La città si è subito messa al lavoro per cercare di ripristinare il regolare servizio ai cittadini: acqua, luce, gas, strade libere e mezzi pubblici di trasporto funzionanti… anche se dovremmo aspettare un po’ prima che succeda davvero.

Sandy da noi, per fortuna, di danni non ne ha fatti.

Luca ha subito riaperto Sottocasa ed io oggi sono tornata al lavoro. Da Brooklyn non c’era modo di arrivare a Manhattan se non attraversando il ponte a piedi o in taxi…la metropolitana avrà bisogno di tempo per tornare in funzione. Dalle 17 di stasera il sindaco ha assicurato che saranno in circolazione i primi autobus.

Ho passeggiato sulla Promenade per vedere se e quanto fosse cambiata la vista della città. In giro c’erano TUTTI, mamme coi bambini, gente a correre, persone coi propri cani… non c’era da sorprendersi, avevamo tutti la stessa voglia di prendere un boccone d’aria e testare con mano lo stato delle cose.

Mi sarebbe piaciuto attraversare il ponte a piedi (c’erano tantissime persone!), ma non avendo molto tempo a disposizione ho preso il taxi. Da Brooklyn non è stato difficile trovarne uno, ma a Manhattan non lo avrei certo trovato con la stessa facilità!

Nel tragitto ho visto tantissime persone con la mano alzata alla ricerca di una macchina libera, e poiché Bloomberg aveva appena incoraggiato i cittadini a collaborare condividendo il taxi con altre persone, ho dato al mio autista l’autorizzazione a far salire chiunque altro a bordo con noi, ma ho ricevuto un NO. Tempo fa, in condizioni simili di emergenza, il secondo passeggero aveva derubato il primo e, dopo aver perso un’intera giornata in polizia, preferisce portare una persona alla volta… ok.

Le strade erano piuttosto libere e pulite e in un attimo siamo arrivati a Murray Hill (vicino all’ONU), anche se per tutta Downtown Manhattan non avevo alcuna ricezione.

Il fiume, l’East River, ieri era salito fino a coprire la FDR, superstrada che costeggia Manhattan, perciò inagibile. Il palazzo in cui dovevo essere è rimasto senz’acqua e senza corrente da ieri: per la prima volta ho fatto l’esperienza di camminare su per TRENTANOVE piani di scale a piedi… senza contare che sarei rimasta al buio se non avessi portato con me la pila; grazie del suggerimento Stefano e Cristina!

Gli appartamenti di tutti i grattacieli in cui sono stata fino ad ora hanno sempre il soffitto troppo basso secondo me; da oggi è diventato un elemento a loro favore: ci sono molte meno scale da fare tra un piano e l’altro, eheheh 😀

La vista era quasi surreale, con questo cielo ancora coperto di nuvole bianche, grigie e nere, una grande pozzanghera d’acqua là dove dovrebbe esserci un cantiere e gente che passeggiava in riva al fiume, facevo quasi fatica a concentrarmi su quello che stavo facendo: la mia attenzione era a tutto il fascino che c’era FUORI.

Sono tornata da poco a casa, di nuovo in macchina, e tra poco uscirò di nuovo… dopo esser stata “forzata” a stare a casa tutto ieri ora sento proprio l’urgenza di stare all’aperto 🙂

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