Tutto quello che scrivo è frutto della mia esperienza e del mio vissuto quotidiano, sempre.

Vi ho parlato di come si stava preparando New York all’arrivo dell’uragano Sandy, di come stavamo vivendo noi da qui l’esperienza in diretta (viste le immagini già drammatiche che circolavano sul web, scoperte poi dopo essere false) e di come pian pianino Manhattan si sia rimessa subito in piedi seppur divisa in due dal blackout.

Tornata subito a lavorare il giorno dopo l’uragano, ho camminato per tutta Manhattan per ovviare al problema mezzi di trasporto ben poco funzionanti e ho preso coscienza di come mezza città viveva ancora senz’acqua, senza luce, senza gas, senza copertura telefonica e senza connessione internet.

I giovani si spostavano a Midtown e a Uptown, gli anziani erano “intrappolati” in casa, aiutati per fortuna dai vari volontari del quartiere che si sono subito messi in moto per sostenere i più bisognosi.

Nel weekend abbiamo raccolto vestiti e beni di necessità e le medicine con cui riempire le macchine in direzione Rockaways, nel Queens, ma vista la difficoltà ad arrivarci senza mezzi pubblici e la scarsa benzina disponibile, la strategia adottata è stata quella di utilizzare le poche macchine disponibili ai viaggi caricandole di tutto quel che ci poteva stare con a bordo solo un volontario alla volta (oltre all’autista/proprietario della macchina che si era offerto di guidare avanti e indietro).

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Ieri invece siamo andati a Staten Island col traghetto, fortunatamente tornato a funzionare, e ho visto coi miei occhi il disastro. Vero.

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Un’intera parte del quartiere, quella più vicina all’acqua, è completamente DISTRUTTA.

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Purtroppo le stesse notizie arrivano da Rockaways e dal New Jersey (che si sommano a quelle di altri danni importanti di altri quartieri finiti sott’acqua come Coney Island, Red Hook, Dumbo, Wall Street…).

I danni sono inestimabili. Case mezze demolite, macchine ribaltate, negozi in rovina. Qualcuno, con l’aiuto dei volontari che si sono fatti avanti, ha ricominciato a liberare di detriti e rottami i seminterrati e i piani superiori colpiti: l’acqua era arrivata a metà del primo piano.

Molte case sono inagibili.

Uno dei signori che abbiamo conosciuto ha trovato rifugio insieme alla famiglia in un albergo. Sono tre giorni che prende l’autobus fino a South Beach, a mezz’oretta dal Terminal a cui arriva il traghetto, vicino all’hotel in cui sta soggiornando, arriva davanti a quella che era la casa di famiglia e rimane solo a guardarla ancora sotto shock e incredulo. Non c’è rimasto più NULLA. NULLA. NULLA.

…mentre scrivo ho di nuovo le lacrime agli occhi. È davvero triste, anche se si sente e si respira la voglia di rialzarsi in piedi.

La città era preparata bene all’arrivo di Sandy e purtroppo tante delle vittime (la maggior parte) sono quelle che non hanno seguito il consiglio di evacuare.

Mi è stato raccontato dai vicini, che nessuno credeva che Sandy sarebbe stato così potente, visto l’allarme eccessivo (secondo loro, io rimango dell’opinione che sia “meglio prevenire che curare”) dato l’anno scorso per Irene. Padre e figlia sono morti e la madre è ricoverata in fin di vita in ospedale perché l’anno scorso erano stati derubati e per questo hanno deciso quest’anno di non abbandonare la propria casa…

“La morte di una persona è una tragedia, la morte di milioni è una statistica” – Josif Stalin

Sui giornali si parla del numero delle vittime, tutto si limita ad un’immagine distante… Anche per me che vivo qui.

Camminare per le strade colpite di Staten Island tocca il cuore in maniera profonda.

Parlare con chi è sopravvissuto avendo PERSO TUTTO, che ringrazia per l’aiuto che sta ricevendo e che si sente fortunato ad essere ancora vivo fa venire la pelle d’oca. Vedere quanta gente si sta mobilitando per portare aiuto è pura gioia.

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Mi avete chiesto cosa penso della scelta di cancellare la Maratona: cosa buona e giusta. L’unica scelta plausibile.

Certamente si sarebbe dovuta cancellare prima, nel rispetto di chi è venuto qui apposta, ma CHIUNQUE fosse stato a Staten Island non avrebbe MAI NEPPURE PENSATO alla Maratona!!!

Tutti i volontari che vivono a Staten Island e che non sono stati toccati dall’uragano, continuavano a dispiacersi coi maratoneti che erano li ad aiutare per come sono andate le cose, ma chi avrebbe mai sostenuto la corsa da volontario (chi ha corso almeno una volta sa quanto è generosa la gente che supporta la corsa in tutti i quartieri durante questo evento!!!) invece che aiutare i vicini in difficoltà? Nessuno.

Sonny, uno dei maratoneti che all’ultimo ha deciso di unirsi a noi ed aiutare in uno dei rifugi dell’isola, mi ha detto che stava per andare a correre a Central Park con gli altri e che, al momento di prendere l’ultima decisione, non se l’è sentita.

Gli sembrava sbagliato correre e pensava invece di andare a fare un giro per la città, solo. Sulla metro in direzione downtown ha iniziato a chiacchierare col figlio di una signora di Staten Island e ha deciso di scendere con lui al Terminal del traghetto e lì è dove ci siamo incontrati.

È stato con noi tutto il giorno (gli ho fatto un video-intervista prima e dopo) e alla fine ha detto che pur avendo speso tanto soldi in volo e albergo, nonostante i sacrifici fatti nel prepararsi tutto l’anno, quest’esperienza è priceless (non ha prezzo).

Dice di aver guadagnato dalla giornata spesa a fare il volontariato, molto più di quanto abbia mai perso per non aver corso.

Tornerà a correre l’anno prossimo, per lui e per tutti gli altri maratoneti il posto è assicurato.

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Sono felice di aver parlato anche con Claudio, maratoneta italiano che ho conosciuto venerdì da Sottocasa: anche per lui questa era l’unica cosa da fare.

Tornerò ad aiutare mercoledì e sabato, ma non preoccupatevi, continuerò a parlavi anche delle cose belle che la città continuerà ad offrire 🙂

Mi sembrava solo GIUSTO condividere con voi anche questo aspetto della realtà di cui non tutti, neppure quelli che vivono qui, sono a conoscenza.

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