L’Istituto Italiano di cultura è stata ieri sera la sede dell’incontro con Fabio Volo per la presentazione del suo nuovo libro “Il Tempo che Vorrei”. Quasi tutti i presenti erano italiani, tanto che sembrava di essere in Italia… troppo divertente!!!

Divertente anche la presenza di ben due traduttori (anche se non so davvero quanti americani fossero presenti…), e per Volo la traduzione simultanea era un po’ come il gioco dello specchio di quando si era bambini, dove uno copiava ogni azione dell’altro. Ad un certo punto ha detto, provocando una grande risata: «Incredibile! Se io dico ciao lui ripete ciao. Ciao. Ciao. Ciao. Continua a tradurlo, è bellissimo! Ciao.» 😀

È un grande intrattenitore e ha quell’umorismo naturale che lo rende da subito simpatico.

Si è presentato dicendo che non parla benissimo l’inglese, per di più storpiato dal suo accento bresciano, e che il primo giorno a NY per un’ora è andato avanti a dire che non era lui la persona che stavano cercando al fattorino della DHL (“di acca elle“, avrete letto voi, giustamente), che citofonava e diceva: “di-eic-ell“. Volo pensava cercassero qualcuno chiamato “dieccell” e così rispondeva che forse avevano sbagliato appartamento. 😀

È poi passato a raccontare la trama del libro a grandi linee. È la storia del rapporto tra padre e figlio. La storia di una rivalsa sociale e la storia d’amore con una ex fidanzata con cui ha broke up (= rotto, ma lui ogni tanto ha inserito parole inglesi per far divertire il pubblico). L’incomunicabilità tra padre e figlio ha portato prima ad una rottura e poi ad un avvicinamento, a seguito del quale entrambi gli uomini hanno deciso di assumersi delle responsabilità e hanno iniziato a spogliarsi della corazza fino ad allora indossata.

Il nucleo famigliare è quello in cui si impara ad amare: da grandi riproduciamo le dinamiche vissute da bambini o, consapevolmente, facciamo l’opposto. Recuperare la relazione col padre significa aprirsi anche al mondo ed essere pronti a lottare per la donna amata. Amore, sessualità e tenerezza sono caratteristiche importanti in una relazione, ed è possibile viverli appieno solo se lo si ha imparato da bambini. Ma dagli errori si impara sempre, perché il senso di consapevolezza che si acquisisce da questi è fondamentale per migliorarsi.

Ha proseguito raccontando poi di sé e mettendo in luce alcuni dei temi a lui più cari:

* Il raporto dell’uomo con la morte, in cui c’è da distinguere la morte dall’interruzione della vita. La prima in certi casi è quasi un’amica, perché nel momento in cui la morte arriva a terminare una sofferenza della vita, è più facile da accettare. La seconda invece è una violenza improvvisa e inaspettata e di sicuro difficile da affrontare, ma anche in questo caso, nulla è da buttare via. Qualcosa di questa esperienza può essere reinvestita in cambiamenti personali e può trasformarsi quasi in un “punto di luce”. A Volo piace ricordare la saggezza della nonna coi suoi proverbi, e dice :”non si butta via l’acqua sporca col bambino”.

* Come si pone l’Italia nei confronti dei suoi libri. Fabio volo scrive libri (con questo siamo a 5, più due racconti per il Corriere!) ma non è considerato uno scrittore, fa film ma quando intervistano i suoi colleghi attori viene loro chiesto: «Com’è recitare accanto ad uno che non è un attore?»… ?-) Ma lui è un artista, e sono tanti gli strumenti che utiliza per potersi esprimere. Scrivere è la sua passione più grande, ha sempre amato e studiato la letteratura, poi ironizza: non avendo una fidanzata su cui rovesciare tutti i suoi pensieri la sera tornando a casa, scrive e li rovescia addosso a noi. Scrivere lo emoziona, anche se lavorare alla radio lo diverte moltissimo. Gli intellettuali italiani devono difendere la propria categoria, e considerano la vendita dei suoi libri addirittura “un caso”.

* Provincia e città. Come sempre, sottolinea la chiusura provinciale per cui la cultura della gente sembra prevalere sull’individuo. In una città piccola, conta molto quello che la gente si aspetta che uno faccia. E allora è importante suonare “tutti i campanellini”: diploma-laurea-matrimonio-figli… Per lui il matrimonio è ancora un consolidamento sociale, in cui se non si riesce ad essere qualcuno, si cerca di avere qualcosa per affermarsi.

perdonateci, siamo entrambi "sconvolti" a causa del battibecco 😀

Sono d’accordo con lui sul fatto che purtroppo in certi casi è vero che qualcuno si sposa più per non tradire le aspettive di chi lo circonda piuttosto che per una scelta consapevole, ma nel momento in cui prosegue e dice che chi si sposa finisce poi per guardare la tv e diventare apatico, allora mi ribello e ribatto che in realtà c’è anche chi si sposa per amore ed è felice delle proprie scelte. Battibecchiamo per un po’, e sembra semplicemente che lui sia contro il matrimonio e io pro. In realtà quel che volevo riuscire a dire è semplicemente che andrebbero rispettati tutti. Chi è single ha tutto il diritto di esserlo, ma oggi sembra quasi che sposarsi sia una “disgrazia”… e perché???

Alla fine del suo intervento però è venuto a “scusarsi” se ha fatto delle battute poco carine (tipo:«per fortuna ci sono persone come te che si sposano, così c’è più gente che sta in casa alla sera a vedere i miei programmi!»), dicendo che lui “è uno ironico”… nessun problema 😉

* Talento, lavoro e… “culo”. Prima dice che la fortuna è l’altro ingrediente fondamentale per il suo successo, poi si corregge e dice che è divertente dirlo e che è quello che la gente si aspetta di sentire, ma che in realtà dirlo è la cosa più diseducativa al mondo. No, la fortuna non arriva dall’alto, è sono la combinazione di occasione e preparazione.
Quando ci innamoriamo di un ragazzo con una moto rossa, iniziamo a notare tutte le moto rosse presenti in città…
Cita Seneca: ” Non esiste vento a favore per il marinaio che non sa dove andare”, e a seguire ricorda “Itaca”, di Kavafis, e l’importanza del viaggio verso la meta.

* Difficoltà come occasioni. Usa un’altra immagine, quella della larva che nel momento in cui sta per trasformarsi in farfalla sembra imprigionata e costretta nel suo bozzolo. Tutti vorrebbero intervenire per un atto d’amore e liberarla, ma è proprio in quello sforzo che la farfalla sviluppa i muscoli per volare. Lui si dice fortunato ad essere nato in una famiglia non ricca. Questo gli ha dato l’opportunità di decidere per la propria vita, mentre gli amici ricchi che lui da bambino invidiava, si sono poi ritrovati a dover portare avanti le aziende di famiglia… vivere una vita che non si vuole è frustrante. Altra fortuna è stata quella di aver deciso di lasciare la scuola e andare a lavorare, perché questo ha scatenato in lui una passione spropositata per la letteratura. Leggeva tantissimo e col cuore, a differenza forse di chi ha fatto l’università preparando gli esami in un paio di settimane “drogandosi di caffè”, superandoli col sapere (destinato ad essere dimenticato) e non con la sete del conoscere.

* New York. È una città multicentrica (un po’ come Barcellona), in cui coesistono quartieri a sé stanti che esprimono mille personalità differenti. È possibile stare da soli, in mezzo a tutti o con tutti. Dal primo momento in cui si scende dall’aereo, si ha la sensazione di esservi già stati e sembra che davvero si possano realizzare i propri sogni. Qui tutto sembra possibile. Anche se poi ammette che in realtà lui, il sogno americano, lo ha trovato in Italia, e come paradosso ora riesce a lavorare in Italia stando a NY (questo la aveva detto anche Clio!!!) 🙂

Ma quando si fa una scelta se ne deve sempre pagare anche il prezzo, e ammette che gli mancano moltissimo i genitori (che non vede da quasi due mesi) e ci confessa che da quando è qui, la mamma ha preso l’abitudine di scrivergli e spedirgli lettere, che lui divora ogni volta che arrivano e che lo fanno commuovere.

Ah, dimenticavo: ha pure confessato di aver voglia di fare un figlio e spero tanto non lo faccia solo per egoismo personale… Secondo me ha proprio bisogno di innamorarsi davvero 😉

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